L’orientamento che mi accompagna nel mio lavoro clinico è la Terapia Centrata sul Cliente, un approccio di tipo umanistico-esistenziale fondato da Carl Rogers tra gli anni ’40 e ’50 del 900 e in seguito definito come “Approccio Centrato sulla Persona” in quanto applicato non solo nell’ambito della psicoterapia ma anche nel campo dell’educazione, del lavoro, dello sport, dell’assistenza medica e sociale. Il motivo per cui esso ha avuto ampio successo nei campi più disparati, nonchè il motivo per cui l’ho scelto come orientamento nel mio lavoro, è il fatto che mette al centro la persona, i suoi bisogni e sentimenti piuttosto che i suoi sintomi o problemi, che guarda alle sue risorse e capacità piuttosto che alle sue debolezze. Il principio cardine su cui baso il mio lavoro è il valore inestimabile di ogni essere umano, ogni persona è unica e degna di fiducia, dotata di una naturale tendenza alla crescita e alla realizzazione delle proprie potenzialità. Le tre condizioni indispensabili in terapia per favorire un cambiamento sono:
-Congruenza = Sono una persona prima ancora di essere una professionista, dunque mi impegno ad essere me stessa piuttosto che a ricoprire un ruolo.
-Empatia = Ti ascolto con interesso e mi emoziono nel sentire le tue emozioni, guardo il mondo con i tuoi occhi provando a comprendere fino in fondo come ti stai sentendo.
-Accettazione = Ti rispetto profondamente, ti accolgo così come sei, non giudico quello che fai, che pensi e che dici.
Qual è allora il ruolo del professionista? Come psicologa-psicoterapeuta non mi pongo l’obiettivo di dare risposte, di fornire verità, di indicare la strada giusta, piuttosto offro uno spazio di ascolto e riflessione in cui la persona possa conoscersi meglio e trovare la propria strada. Accompagno e facilito la persona nel guardare alle cose in modo nuovo, nel trovare nuovi nessi e significati e nell’assumere un ruolo attivo nella propria vita. Sperimentando nello spazio della terapia un maggiore contatto con sé stessa e una maggiore fiducia nelle proprie risorse, la persona potrà non solo affrontare i problemi o i turbamenti interiori o superare il periodo di difficoltà per cui ha chiesto aiuto in quello specifico momento di vita, ma potrà modificare il proprio modo di stare con se stessa e con il mondo diventando capace di rispondere alle sfide continue che la vita ci pone.
Tutto questo può avvenire solo se la persona che richiede aiuto si sente ascoltata e compresa profondamente, non giudicata e libera di esprimersi, se si costruisce insieme una relazione basata sul rispetto e sulla fiducia.
Come lavoro?
Nel mio lavoro posso distinguere alcuni passaggi fondamentali:
1. Il primo contatto: la richiesta di aiuto può avvenire tramite e-mail, SMS, messaggio whatsapp o telefonata. Nel caso in cui la prima richiesta sia scritta, sarò io stessa a proporre una telefonata in modo da poter avere informazioni essenziali sul motivo della richiesta e da poter concordare un primo appuntamento, on line o in presenza.
2. Colloqui iniziali: almeno due colloqui sono dedicati alla conoscenza reciproca e hanno una duplice finalità:
-l’esplorazione delle problematiche che la persona porta, la comprensione della sua richiesta, delle sue esigenze e aspettative, sulla base delle quali potrò valutare la possibilità di un percorso terapeutico e proporre un intervento personalizzato, cioè fatto su misura per quella specifica persona;
-la decisione dell’utente di intraprendere o meno questo viaggio, sulla base di come si è sentito accolto e del tipo di intervento che gli è stato proposto.
Una volta verificata la disponibilità per un lavoro insieme, si può proseguire con la definizione condivisa di alcuni obiettivi, che potranno modificarsi nel corso del tempo, e con la stipula di un contratto in cui si concordano alcuni aspetti quali giorni e orari dei colloqui, frequenza delle sedute, modalità di pagamento.
3. Percorso terapeutico: nei colloqui successivi a quelli preliminari inizia il lavoro clinico vero e proprio, che avrà, in misura variabile a seconda della domanda dell’utente, un carattere supportivo e/o esplorativo, sarà cioè centrato sia sul sostenere la persona nell’affrontare difficoltà contingenti sia sull’aiutarla a comprendere le dinamiche personali e relazionali alla base della sua sofferenza e a trovare delle modalità alternative che le permettano di vivere meglio.

